La statura del corpo fa supporre che debba trattarsi di una bambina di non più di sei, sette anni. Il fatto poi che sia stato rinvenuto nelle catacombe di S. Agnese, secondo alcuni, deve far pensare che Grania abbia trovato la morte in una delle ultime persecuzioni, probabil mente sotto l’impero di Diocleziano. II corpo della santa fu estratto dalle catacombe il 12 settembre 1646 per ordine di papa Innocenzo X, e fu donato al prelato fiorentino Monsignor Baccio Aldobrandini. Monsignor Aldobrandini aveva richiesto la reliquia per il suo amico Don Giovan Battista Gufoni, nobile capraino e parroco di Sollicciano. II Gufoni, come si legge in un suo manoscritto, “desiderava farne un dono dopo morte alla sua patria di Capraia”. Il Gufoni ricevette la reliquia l’8 Novembre dello stesso anno in Firenze; in quel giorno fu fatta la ricognizione del corpo e riconosciuta 1’autenticità. II Gufoni tenne con sé il corpo della santa fino all’8 Aprile 1650, giorno in cui lasciò la parrocchia di Sollicciano per trasferirsi in quella di S. Martino a Campi, dove non sappiamo se il sacro corpo sia stato portato. Risulta invece certo che S. Grania era già a Capraia nel 1652. Non si sa dove fu posta l’insigne reliquia: quella che è l’attuale cappelletta risale a circa cento anni dopo e fu costruita nell’anno 1758 a spese del marchese Francesco Frescobaldi, proprietario della tenuta di Bibbiani, che fu mosso a pietà dal vedere le ossa della Santa ricoperte di muffa a causa dell’umidità proveniente dalla parete dove era situato l’antico altare. Intorno a S. Grania si accese fervida la devozione. I popolani di Capraia, per le numerose grazie ottenute dall’intercessione della loro Patrona, sono stati sempre a lei attaccatissimi. L’urna dove riposa attualmente il sacro corpo è stata rifatta nel dopo guerra, visto che la precedente era stata rovinata nel crollo della chiesa sotto i bombardamenti del 1944; anche in precedenza le urne per contenere la reliquia furono più volte fatte e modificate, come si rileva da alcune fotografie e stampe che qualcuno in paese conserva tuttora. Quasi sempre questi oggetti, che non di rado erano di pregevole fattura, venivano realizzati a spese del popolo. Pur di dare un bell’ornamento alla reliquia della loro santa, i capraini seppero affrontare insieme anche notevoli spese, in epoche in cui, per la gente comune, dare del proprio equivaleva ad affrontare sacrifici davvero gravosi. “Lo scheletro di S. Grania, pur dopo tanti secoli e nonostante l’infelice situazione in cui fu tenuto nei primi cento anni di permanenza a Capraia, si mostra ben conservato e così fresco che – dice Don Bianconi – sembra aver perduta ora la carne, è rivestito – continua il vecchio proposto – dal collo ai piedi di ricco abito di velluto rosso bellamente ricamato in oro. Pende dagli omeri un ampio manto di seta celeste. Sul petto posano intrecciati, un giglio e una palma d’argento. Brilla sul capo un’aureola di metallo”.

L’attaccamento della nostra gente a S. Grania si esprime soprattutto nella fiducia in lei continuamente riposta. Moltissimi sono i miracoli attribuitile e tutti molto simili tra loro: la Santa interveniva sempre a proteggere i bambini che si trovavano in pericolo di vita e questi, stando ai racconti tramandatisi, affermavano di esser stati tratti in salvo da “una bambina vestita di rosso”. Per tutti si trattava indiscutibilmente di S. Grania. In passato, a ricordo di questi fatti, esistevano diversi ex voto. Varie erano le forme sotto le quali si invocava la protezione della Santa: esisteva, per esempio, un “cuscino di Santa Grania”, dai poteri taumaturgici, che veniva posto sotto la testa degli agonizzanti e dei malati gravi. I fiori benedetti nel giorno della festa e conservati, venivano sparsi al vento durante le giornate burrascose per placare i più cupi temporali. Durante la seconda guerra mondiale, le donne di Capraia le affidarono i propri cari che erano al fronte, mettendo le fotografie di questi vicino all’urna della Santa.

Si racconta che il corpo della Santa, portato più volte a Bibbiani di giorno, notte tempo faceva sempre ritorno al nostro paese. E’ da credere che questa convinzione popolare volesse indicare l’attaccamento che la gente di Capraia nutriva per questa santa bambina e il senso di orfanezza che derivava loro da un eventuale trasferimento altrove della reliquia. Per quanto riguarda i “fochi”, che ancora oggi si accendono la sera della vigilia, qualcuno racconta che tale usanza è nata quando il corpo della Santa scomparve ed i capraini per tante notti si munirono di torce e fiaccole e andarono alla ricerca di S. Grania.