La venerazione di S. Stefano e di S. Grania è una di quelle usanze che fanno parte del patrimonio storico della nostra comunità. Assieme ad altre, nate in un passato più o meno remoto, si è inserita nella vita quotidiana dei nostri antenati, mischiandosi alla loro stessa esistenza, permeando e caratterizzando le loro azioni, il loro modo di pensare, le loro ansie e le loro speranze. Come altre ci è stata tramandata da loro in maniera diretta, nello stesso modo in cui ci hanno trasmesso la vita e la fede. Oggi verso molte di queste tradizioni c’è un diffuso atteggiamento di disinteresse. Avvolte spesso da un alone di mistero, aventi spesso la forma di leggende, espressioni di un modo di pensare e di intendere la vita non certo attuali, queste usanze ci appaiono di difficile comprensione e non conciliabili con una mentalità moderna, abituata a ritenere vera solo la realtà dei fatti dimostrabili scientificamente. Da qui la reazione di disinteresse e di scetticismo per cui pian piano, queste usanze, sempre meno comprese, si attenuano e rischiano alla fine di scomparire. Di fronte a questo processo, che appare inevitabile, non è giusto rimanere indifferenti, perché la scomparsa di queste tradizioni costituisce un nostro impoverimento personale, una perdita della nostra comunità, poiché a sparire non è solo una leggenda o una festa, ma anche una parte della nostra storia, un momento vivificante del nostro passato.